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Manifestazioni di affetto

riguardanti i genitali dei bambini

Test culturale


1. La categoria “cultura” (o religione) è utilizzabile?
​La categoria cultura è utilizzabile quando il comportamento proviene da un componente di determinati gruppi, ove la pratica è comunemente adottata nel contesto di manifestazioni di affetto verso i propri figli/nipoti o per altre finalità culturali.
2. Descrizione della pratica culturale (o religiosa) e del gruppo.
 
2. Descrizione della pratica culturale e del gruppo
Baciare, accarezzare e toccare i genitali dei bambini è una pratica culturale diffusa in diversi gruppi umani. A seconda dei gruppi, il comportamento interessa sia bambini maschi che femmine, oppure soltanto i bambini maschi, e ha varie fenomenologie: baci e carezze diffusi su tutta l’area genitale; baci singoli sul pene del bambino; portare alla bocca il pene del bambino e succhiarlo leggermente; solletichii con le dita sui genitali; massaggi, manipolazioni, succhiotti, strofinamenti. In alcuni casi, i familiari scattano delle foto dei suddetti gesti per inserirle nell’album di famiglia o esporle in casa. L’età del/la bambino/a su cui il comportamento è praticato varia dai 0 ai 6 anni, ma può estendersi. I soggetti che danno i baci sono in genere i genitori. A seconda dei gruppi possono essere soltanto i padri, le madri o entrambi, ma possono essere anche i nonni, gli zii, e nel caso di saluto ai genitali (genital greetings) altri membri della famiglia allargata. Definibile come baci culturali dei genitali (cultural genital kissing) o carezze culturali dei genitali (cultural genital caressing) il comportamento è totalmente privo di intenti sessuali.
Un caso di bacio ai genitali del bambino è la metzitzah b’peh. La pratica religiosa della circoncisione ebraica può essere suggellata da un bacio, con il quale il mohel succhia il sangue del bambino e disinfetta la ferita. Si tratta di una suzione orale che è, da alcuni gruppi ebrei ortodossi, invero sempre più raramente, usata in sostituzione della medicazione ufficiale (finora tale pratica culturale non è mai stata confusa con un atto sessuale).
La pratica nelle sue varie manifestazioni è volta a diverse finalità a seconda del gruppo: salutare il bambino; esprimere affetto; coccolare il bambino; esprimere accettazione totale del bambino; rilassare il bambino e farlo addormentare; esprimere orgoglio verso il bambino maschio (“omaggio ai genitali del bambino” v. voce in questo vademecum).
In alcuni gruppi (es. Italia, Spagna) il gesto può dirsi un’abitudine culturale che il genitore pone in essere con naturalità ed è assimilabile a qualsiasi altro bacio dato su qualsiasi altra parte del corpo del bambino che serve per manifestare affetto.
In alcuni gruppi (es. Afganistan), la pratica serve ad esprimere il massimo amore e accettazione del bambino: la motivazione è che il pene di un bambino è visto come un punto del corpo non pulito essendo il punto da cui il bambino urina. Baciare il proprio figlio/nipote sul pene o inserirlo nella propria bocca dimostra quanto un padre/nonno/zio ami il bambino precisamente perché non è la parte “più santa e pulita del corpo”. I genitori usano scattare foto mentre mettono in bocca il pene del bambino che poi viene collocata nell’album di famiglia.
In alcuni gruppi (es. Albania, Bulgaria), la pratica assume funzioni di “omaggio ai genitali del bambino” in quanto il porre il pene del proprio bambino in bocca serve per esprimere orgoglio per il bambino che perpetuerà il nome della famiglia e celebrazione della virilità (v. voce “omaggio ai genitali del bambino” in questo vademecum).
In altri gruppi (es. rom, Italia, Spagna) la pratica ha la cosiddetta funzione di gendering the child ossia di far diventare il bambino consapevole del proprio genere maschile o femminile in modo da prepararlo alla sua futura vita riproduttiva (Tesăr 2012). In questi casi la pratica è supportata da frasi di lode verso i genitali quali “che bel pisellino/che bella patatina” (Italia); “que huevecitos (che ovetti)/que chocho mas bonito (che bella vulvetta)” (Spagna).
A seconda dei gruppi, i valori sottesi alla pratica sono quelli del rapporto fisico totale con il corpo del bambino, dell’affetto incondizionato verso il bambino, della fecondità, dell’avere figli maschi in grado di perpetuare il nome.
Baci e carezze sui genitali dei bambini e/o di bambine senza intenti sessuali, ma con le finalità sopra richiamate sono attestati in Albania, Romania, Bulgaria, Afghanistan, Pakistan, Turchia, Egitto e mondo arabo in genere, Repubblica domenicana, Filippine, Cambogia, Vietnam, Tailandia, Italia nonché presso numerosi gruppi della minoranza rom.

3. Inserire la singola pratica nel più ampio sistema culturale (o religioso).

Il modo di coccolare ed esprimere affetto verso i bambini è collegato a diversi altri aspetti culturali: il significato dei genitali e il senso del pudore in una cultura, l’importanza della procreazione, il confine tra pulito e non pulito.
Il senso del pudore di un gruppo influenza l’approccio al nudo e ai genitali. Mentre alcuni gruppi (es. mondo anglosassone influenzato dal puritanesimo protestante) limitano se non escludono del tutto le occasioni di nudità e di approccio ai genitali dei bambini, in altre culture i corpi degli adulti e delle giovani generazioni vengono mostrati con naturalità (es. in Giappone le famiglie si bagnano nude insieme fino a quando i figli sono adolescenti).
Baciare e accarezzare i figli nei genitali va ricollegato in alcuni gruppi al senso di orgoglio per avere un figlio/una figlia. Si tratta, in tali casi, di una pratica da capire nel contesto di gruppi che hanno una cultura della fecondità che dà massimo risalto al tema della procreazione.
Baciare i figli nei genitali va ricollegato in Afghanistan al senso di accettazione totale del corpo del bambino che la cultura afgana vuole esprimere, sconfinando rispetto alla linea di confine di ciò che è contaminato (Douglas1966).
 
4. La pratica è essenziale (alla sopravvivenza del gruppo), obbligatoria o facoltativa?
La pratica è facoltativa, ma si presenta spesso come un automatismo del genitore socializzato in quel gruppo culturale, che la pone in essere con naturalità, sia in contesti pubblici che privati. Nel caso del genital greetings, il saluto ai genitali, può parlarsi di una pratica vera e propria in quanto fa parte dei rituali di saluto al bambino, in altri casi il comportamento è più un’abitudine culturale che i genitori praticano nell’intimità domestica. 
5. La pratica è condivisa dal gruppo o è contestata?
La pratica è condivisa, nessun genitore appartenente ai gruppi dove il cultural genital kissing è diffuso leggerebbe nel gesto un danno al bambino. Va, tuttavia, notato che la pratica in alcuni gruppi (es. albanesi) è scomparsa dalle zone urbane ed è restata limitata a classi sociali che perpetuano stili di vita tradizionali in aree rurali. Si tratta di un abbandono spontaneo e non nato da una contestazione dell’opportunità della pratica, che però può creare una situazione in cui in un gruppo, la parte urbanizzata non conosca più la pratica e il giudice, dunque, rischi di ritenere che la persona menta nell’avanzare una cultural defense.
6. Come si comporterebbe la persona media appartenente a quella cultura (o religione)?
Il padre medio albanese (es. afgano, pakistano, albanese che vive in aree rurali, telogu) bacerebbe i genitali del proprio bambino o bambina.
7. Il soggetto è sincero?
Accertamenti fattuali: verificare che la persona sia effettivamente il genitore del bambino e che non ci sia un contesto di abuso che potrebbe giustificare una lettura diversa dell’atto (come atto pedofilo.) Diversi elementi hanno dato, nella giurisprudenza italiana comparata, prova che il padre che praticava un bacio per ragioni culturali fosse sincero: lo shock dei genitori/familiari che non capiscono il perché della denuncia; le reazioni della comunità in diaspora in Italia che avvallava il comportamento; il fatto che il bambino ripreso dalle telecamere installate in casa non mostrasse fastidio o paura al gesto del padre, ma avesse continuato a succhiare il biberon e stare disteso tranquillamente accanto a lui dopo il bacio (Tribunale di Reggio Emilia, 12 novembre 2012); la presenza della madre mentre si svolgeva il gesto che ne confermava la naturalezza; le intercettazioni intercorse con amici del padre che si mostravano tutti stupiti del fatto che gli italiani non capissero che si trattava di un gesto di affetto (Tribunale di Reggio Emilia, 12 novembre 2012).
8. La ricerca dell’equivalente culturale. La traduzione della pratica della minoranza in una corrispondente pratica della maggioranza (italiana). ​
Il gruppo italiano è solito baciare esternamente i genitali dei bambini in privato subito dopo il bagnetto: questo gesto che si svolge nell’intimità domestica ed è, in genere, posto in essere dalla madre del bambino, ma in un contesto in cui anche i padri partecipano alle attività di cura fisica si sta estendendo anche a loro.
Vi sono altri comportamenti tenuti dagli italiani che potrebbero avere una lettura potenzialmente sessuale, ma che tutti sono in grado di decodificare nel sistema semiotico italiano. I genitori italiani danno carezze alle natiche dei loro bambini anche in pubblico; scattano delle foto dei bambini nudi che pongono nell’album di famiglia senza che nessuno abbia mai considerato questo come materiale pedo-pornografico perché il contesto rende immediatamente comprensibile il significato delle foto.
 
9. La pratica arreca un danno? ​
No. Il bambino non subisce alcun danno dalle predette pratiche anzi si potrebbe sostenere che si accentua la sua fisicità e lo sviluppo del rapporto con il proprio corpo. Si ritiene che il bambino sia in grado di capire che il gesto è compiuto come coccola. Eventualmente valutare se predisporre perizia psicologica sul bambino.
​10. Che impatto ha la pratica della minoranza sulla cultura, valori costituzionali, diritti della maggioranza (italiana)?
La pratica evoca un gesto pedofilo. Gli italiani ignorano il significato del gesto quindi risultano scandalizzati del comportamento che leggono come sessuale e quindi lesivo dei diritti del bambino all’integrità sessuale. Anche se il contesto potrebbe suggerire che non si è in presenza di un pedofilo la pratica suscita comunque imbarazzo in quanto estranea alle normali regole di manifestazione di affetto verso i bambini praticate dagli italiani.
Non adeguatamente tradotta la pratica sembra violare il diritto all’integrità sessuale del bambino. è importante notare che senza la comprensione culturale si rischia di violare il diritto del bambino all’unità familiare e il diritto dei genitori ad educare i propri figli nel modo conforme alle loro credenze culturali.
11. La pratica perpetua il patriarcato?
La risposta a tale domanda è complessa. Nei casi in cui il bacio è una forma di “omaggio al pene del bambino”, la pratica esprime una celebrazione del bambino maschio e potrebbe, dunque, intendersi, come patriarcale. Va comunque rilevato che, in genere, nelle culture in esame ci sono celebrazioni di affetto anche verso il pube delle bambine, che viene in genere accarezzato (es. albanesi) per cui più che di patriarcato in questi casi si dovrebbe parlare di una cultura altamente celebrativa della fecondità e riproduzione. In ogni caso, se nel caso del bambino maschio si volesse parlare di pratica patriarcale, va rilevato che la pratica non umilia o controlla il bambino, ma vuole esprimere l’orgoglio del padre verso il figlio maschio, quindi si tratta di una pratica che non viola diritti delle donne o del bambino.
12. Che buone ragioni presenta la minoranza per continuare la pratica? Il criterio della scelta di vita ugualmente valida.
Le minoranze che praticano forme di baci per motivi culturali ritengono che, non patendo il bambino alcun danno, le zone del corpo da baciare possano essere scelte in quanto espressive di affetto verso il proprio bambino. La psicologia ha dimostrato che è essenziale per il pieno sviluppo del bambino che questo abbia un contatto fisico con altri corpi. Bambini non accarezzati hanno mostrato gravi traumi psicologici. Le parti del corpo che è legittimo accarezzare variano da cultura a cultura, così come varia anche all’interno di una stessa cultura il rapporto con il nudo (es. naturisti italiani).
Le minoranze godono di alcuni diritti rilevanti per proteggere la pratica in esame. L’art. 30 Cost. prevede il diritto dovere dei genitori di educare i propri figli, conformemente ad una visione pluralista dell’educazione/formazione del bambino. L’art. 30 della Convenzione dei diritti del fanciullo prevede il diritto del bambino a godere della propria cultura, quindi ad essere socializzato con le pratiche di quest’ultima se non dannose. 

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