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Kirpan (coltello rituale dei Sikh) 

Test culturale

1. La categoria “cultura” (o religione) è utilizzabile?
​Sì, sia la categoria religione che la categoria cultura sono utilizzabili. Il Kirpan è un coltello cerimoniale che i sikh sono tenuti a portare con sé secondo i precetti della loro religione (sikhismo), nel rispetto del principio della lotta contro l’oppressione e l’ingiustizia. Esso fa parte del codice di abbigliamento dei sikh insieme ad altri oggetti (v. Infra 2).
2. Descrizione della pratica culturale (o religiosa) e del gruppo.
La parola Kirpan in Punjabi ha due radici: kirpa, che significa misericordia, grazia, compassione, e aanaa, che significa onore, dignità. La sua area di provenienza è la Regione del Punjab, in India, dove si è radicato il suo utilizzo fra i sikh. Per i sikh il Kirpan è simbolo di saggezza e difesa delle forze della luce, della pace e della giustizia; è l’emblema della parola di Dio; si tratta di un simbolo della loro spiritualità e della costante lotta per il bene, ed è distruttore dell'ignoranza.
Il Kirpan è un'arma simbolica simile ad un pugnale portata dai sikh ortodossi dal 1699, quando Guru Gobind Singh Ji, leader e alta guida politica, militare e spirituale dei sikh, dichiarò che doveva essere sempre portata come simbolo della lotta contro l'oppressione e l'ingiustizia. Il Kirpan è posto su una cintura di stoffa chiamata Gatra e può avere una lunghezza variabile; in genere i Kirpan sono curvi e hanno un unico bordo affilato, sono in acciaio o in ferro.
Qualsiasi sikh che si è sottoposto alla cerimonia di iniziazione può portarne più di uno, in quanto il Kirpan rappresenta uno dei cinque principi del sikhismo da rispettare, che sono:
 
  • Kesh, capelli lunghi, spesso coperti da un turbante;
  • Khanga, un pettine di legno per trattenere i capelli;
  • Kara, un braccialetto d'acciaio che ricorda al credente il suo legame con il guru;
  • Kacha, biancheria intima di cotone;
  • Kirpan.
 
Portare con sé il Kirpan significa incarnare le qualità di un Sant Sipahi (soldato santo) che, secondo i precetti della religione, ha fra le sue caratteristiche quelle di essere coraggioso e di combattere per i meno abbienti, oltre che di non mostrare alcun timore sul campo di battaglia e di trattare i nemici sconfitti con umanità. Anche se non tutti coloro che si identificano come sikh indossano il Kirpan, esso è uno dei cinque articoli di fede che i sikh battezzati vedono come elemento identitario, e che perciò sentono di dover indossare.
Originariamente una spada cerimoniale, il Kirpan oggi non è altro che un piccolo pugnale che simboleggia il potere e la libertà di spirito, il rispetto di sé, la lotta costante del bene e della moralità contro l'ingiustizia, e non dovrebbe mai essere estratto per attaccare o in momenti d’ira.
Per quanto alle volte il Kirpan sollevi domande o dubbi tra le persone che non hanno familiarità con il sikhismo, il Kirpan non è nient’altro che un simbolo religioso, simile alla croce nel cristianesimo. Non si tratta di un oggetto fisico con un’utilità pratica, ma di un elemento simbolico e metaforico inquadrato nella religione del sikhismo.
Proprio come i cristiani indossano una croce, i sikh battezzati (quasi esclusivamente uomini, ma negli ultimi anni, come palesato da alcune testimonianze, anche da donne), secondo i comandamenti della fede, indossano un Kirpan in ogni momento delle loro giornate, insieme ad altri articoli di fede.
3. Inserire la singola pratica nel più ampio sistema culturale (o religioso).
I sikh sono un gruppo religioso monoteista di origine indiana, la cui caratteristica più conosciuta e visibile è l’utilizzo del turbante, oltre che del Kirpan. Il sikhismo fu fondato nel XV secolo nella regione del Punjab, nell'India settentrionale e in una regione culturalmente molto vivace e governata dall'Impero Mughal. All'epoca del fondatore della fede sikh e del suo primo guru, Guru Nanak, il sikhismo fiorì come contrappeso agli insegnamenti predominanti di induisti e musulmani; in questo periodo l'imperatore Moghul Akbar si concentrò sulla tolleranza religiosa, e i suoi rapporti con i guru sikh furono cordiali.
Le relazioni tra i sikh e i successori di Akbar, però, non furono amichevoli, ed è in questo contesto che ha origine l’utilizzo del Kirpan fra i sikh. Nel periodo successivo, difatti, i governanti Moghul ripristinarono le tradizioni islamiche, e con esse una tassa per i non musulmani. Guru Arjan Dev, il quinto guru sikh, rifiutò di seguire i precetti dell’islam e per questo fu convocato dai governanti Moghul e giustiziato.
Questo incidente è considerato un punto di svolta nella storia dei sikh, e ha portato al primo caso di militarizzazione del gruppo religioso, avvenuto sotto il comando del figlio di Guru Arjun, Guru Hargobind; fu egli che concepì per la prima volta l'idea del Kirpan attraverso la nozione di Sant Sipahi (soldati santi).
A partire dal decimo e ultimo guru, Gobind Singh, si inserì formalmente il Kirpan come articolo di fede obbligatorio per tutti i sikh battezzati, rendendo un dovere per i sikh difendere i bisognosi e i repressi, per sostenere la rettitudine e la libertà di parola.
Le origini dell’utilizzo del Kirpan da parte dei sikh radicano, perciò, nel primo periodo di origine della religione, da una necessità dei primi fedeli. Oggi il pugnale simboleggia il dovere religioso di difendere gli innocenti, e può essere usato solo per autodifesa e mai come arma offensiva.
 
4. La pratica è essenziale (alla sopravvivenza del gruppo), obbligatoria o facoltativa?
La pratica è essenziale per una questione religiosa e identitaria, e un sikh senza il suo Kirpan che lo protegge dal male si sente, ancora oggi, vulnerabile, possibile vittima di attacchi esterni.
Il numero di sikh presenti nel mondo occidentale è numeroso, e una costante degli appartenenti a questa religione è il fatto che i genitori facciano seguire i comandamenti sikh ai figli con molta convinzione, tramandando la necessità di portare il Kirpan in ogni contesto della vita. Il Kirpan, oltre essere uno dei cinque comandamenti del sikhismo da rispettare, è anche un simbolo identitario molto importante, soprattutto in contesti migratori.
5. La pratica è condivisa dal gruppo o è contestata?
La pratica è condivisa dal gruppo, e il Kirpan è visto dai praticanti solo ed esclusivamente come un simbolo religioso e non come uno strumento da taglio.
Pur essendo abbastanza chiaro che si tratti di un simbolo religioso, il possesso del Kirpan è stato oggetto di dibattito pubblico per molti sikh che vivono in contesti occidentali, poiché alcuni luoghi pubblici vietano l'ingresso con armi: come aerei, tribunali e uffici governativi. Nonostante questo dibattito, i sikh non hanno smesso, in linea generale, di seguire la pratica, e alcuni Paesi concedono ai sikh una deroga per poter portare questi oggetti.
6. Come si comporterebbe la persona media appartenente a quella cultura (o religione)?
Il Kirpan è indossato quotidianamente dai sikh, soprattutto dalla classe media. Sebbene abbia perso parte della simbologia che delegava al suo possessore l'impegno a difendere i più deboli, rimane un messaggio inequivocabile di appartenenza alla propria comunità religiosa, proprio come il turbante.
7. Il soggetto è sincero?
 Per valutare se l’adesione del soggetto alla pratica di portare il kirpan è sincera e quindi priva di qualsiasi intenzione offensiva potrebbe essere utile indagare circa:
 
  • la sua appartenenza a una determinata comunità sikh;
  • l’utilizzo eventuale anche di altri oggetti sacri tipici della fede sikh;
  • la natura del pugnale indossato, il kirpan infatti possiede determinate caratteristiche materiali che lo distinguono da altri strumenti da taglio;
  • la tipologia di kirpan; di questo strumento sussiste infatti un prototipo recentemente approvato dal Banco nazionale di prova in Italia di cui è stata certificata l’incapacità offensiva quindi se si trattasse di questo modello, punire il soggetto per il porto illegittimo di armi contrasterebbe con la serie di disposizioni che hanno definito quel particolare modello come non classificabile tra la categoria delle armi;
  • l’eventuale coinvolgimento del soggetto in episodi passati di violenza in cui ha utilizzato lo strumento anche al solo scopo di minaccia;
  • altre caratteristiche del soggetto quali la sua partecipazione alla vita della comunità religiosa, la sua estraneità a comportamenti pericolosi, il suo impegno nella società di cui è parte (carattere del reo; dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato, dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
 
8. La ricerca dell’equivalente culturale. La traduzione della pratica della minoranza in una corrispondente pratica della maggioranza (italiana). ​
 Il Kirpan è un simbolo religioso e identitario, equiparabile alla croce nel cristianesimo.
Per le persone che non conoscono il cristianesimo, la croce portata da molti cristiani è uno strumento di tortura e di morte (i romani usavano la croce per torturare e giustiziare i prigionieri). Perciò si potrebbe arrivare a pensare che le persone che portano una croce al collo siano fautori dell'applicazione del martirio, della sofferenza o del tormento a chiunque.
In realtà la croce simboleggia la salvezza, la via della risurrezione, il lato umano e la parte divina di Cristo; è l'albero della redenzione, pertanto, per i cristiani, la croce è un simbolo sacro.
Lo stesso accade con il Kirpan: le persone che non conoscono il sikhismo potrebbero arrivare a pensare che i sikh portino uno strumento di attacco o assalto e che siano sempre pronti a tirarlo fuori se l'occasione lo richiede, mentre per i sikh il Kirpan è simbolo di saggezza e difesa delle forze della luce, distruttore dell'ignoranza, della pace e della giustizia, della lotta spirituale; è il simbolo della parola di Dio e anche della purificazione spirituale.
 
9. La pratica arreca un danno? ​
Non paiono essere rintracciabili nella cronaca o nella giurisprudenza casi in cui il kirpan sia stato usato in modo offensivo e abbia, dunque, provocato un danno. Fatta eccezione per il prototipo prima richiamato e certificato ufficialmente come inoffensivo, non è possibile escludere in toto la non offensività del kirpan. Talvolta si potrebbe escludere la capacità dello stesso di perpetrare ferite da taglio, perché magari non affilato o particolarmente piccolo ma non la sua generica capacità a offendere, magari se di dimensioni più grandi. Se ci si focalizza sulla pratica del portare il kirpan, e quindi sull’adesione ai significati di difesa della pace e obbedienza che essa simboleggia si può affermare che la pratica non arrechi alcun danno. Genera sicuramente timore nei membri della cultura di maggioranza che non ne conoscono il significato perché viene associata all’idea del pugnale ma anche, al pugnale portato da uno “straniero” e questo evoca una sensazione di pericolo perché viene equiparata al fenomeno del potenziale attacco terroristico. Se si dovesse, pertanto, individuare una forma di danno questo avrebbe ad oggetto il sentimento di sicurezza di alcune persone, soprattutto di quelle che non conoscono la pratica o che hanno un pregiudizio di pericolosità nei confronti degli stranieri. Ma se si esula da questo pregiudizio, si riconduce la pratica al suo reale significato e ai dati, che non evidenziano l’uso di quell’arma in senso offensivo, il danno non sussiste.
​10. Che impatto ha la pratica della minoranza sulla cultura, valori costituzionali, diritti della maggioranza (italiana)?
 
10. Che impatto ha la pratica della minoranza sulla cultura, valori costituzionali, diritti della maggioranza (italiana)?
La cultura maggioritaria percepisce la pratica dell’indossare il kirpan nei luoghi pubblici come un pericolo alla sicurezza. Questa percezione è alimentata da una concezione distorta dello straniero, come pericoloso, dedito all’accattonaggio e alla delinquenza perché privo di mezzi economici e assistenziali oppure potenziale estremista e terrorista. Se da un lato è innegabile che alcuni soggetti migranti si trovino in condizione di indigenza abitativa, economica e assistenziale e pertanto siano spesso portati a delinquere (come peraltro altri soggetti di cittadinanza italiana che si trovino nelle medesime condizioni) è anche vero che queste situazioni non riguardano la maggioranza degli stranieri in territorio nazionale, i quali vivono pacificamente e lavorano stabilmente in Italia anche da più generazioni e che meglio rappresenterebbero il profilo dello “straniero”. Il pregiudizio sullo straniero ha però un peso preponderante sul sentimento della sicurezza pubblica. Infatti, il cittadino non si sente minacciato nella stessa misura in altri casi che sono parte integrante della vita quotidiana, ma che nascondono, almeno in astratto, gli stessi rischi: si pensi all’utilizzo di coltelli da pic-nic che vengono condotti dai i legittimi possessori durante passeggiate e gite fuori porta; ad alcune cerimonie civili e formali in cui, davanti a folle di persone riunite per l’occasione, anche più soggetti, esibiscono e brandiscono spade (incoronazione di re e regine, cerimonie nuziali in cui i membri delle forze armate scelgano di adottare particolari protocolli previsti e in cui spesso l’uscita degli sposi è accompagnata dal cosiddetto “ponte delle sciabole”, un vero e proprio ponte di spade fatto dai colleghi militari sopra gli sposi e dotato di particolari significati di buon auspicio per la coppia), alle occasioni di parate militari, così come anche di sfilate medievali e rievocazioni storiche con spade, balestre, archi e frecce.
 
Il valore costituzionale che viene maggiormente ritenuto leso rispetto alla pratica dell’indossare il kirpan è il comune senso di sicurezza pubblica. Entrano peraltro in gioco anche altri valori: quello della laicità, che in una visione estrema vorrebbe limitare l’espressione degli orientamenti religiosi dei singoli in pubblico (così come crocifisso, velo islamico), per garantire l’idea di un’eguaglianza formale non condizionata da esternazioni che riguardano il proprio credo; quello invece della libertà religiosa che, vorrebbe invece garantire il libero utilizzo dei simboli.
 
Sul piano dei diritti la pratica sembrerebbe impattare sulla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. Il riferimento però alla specifica pratica dell’indossare e portare con sé, in luoghi pubblici il kirpan, non genera una vera lesione di questo diritto, fintanto che esso non è utilizzato con intento lesivo. Anche la punibilità della condotta è infatti legata per lo più a reati di pericolo, che colpiscono quindi determinati comportamenti che con elevata probabilità l’ordinamento ritiene in grado di generare situazioni di pericolo, da qui il richiamo a ordine pubblico e sicurezza come diritti. Tuttavia, nell’ottica del “sentimento del pericolo”, l’uso del kirpan ha un impatto lieve sulla sfera dei diritti individuali rispetto alle limitazioni che invece il divieto assoluto di questa pratica andrebbe a determinare sul diritto alla libertà di culto e sul principio della laicità “positiva” dello Stato, chiamato ad agevolare e proteggere le espressioni spirituali e religiose degli individui.
 
 
11. La pratica perpetua il patriarcato?
No. 
12. Che buone ragioni presenta la minoranza per continuare la pratica? Il criterio della scelta di vita ugualmente valida.
Il Kirpan simboleggia il potere e la libertà di spirito e non è nient’altro che un simbolo religioso, simile alla croce nel cristianesimo. Per questo motivo viene portato con naturalità secondo i comandamenti della fede, insieme ad altri articoli di fede, e non vi sono motivi per interrompere questa consuetudine.

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