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Caccia alle streghe e stregoneria

Test culturale


 

1. La categoria “cultura” (o religione) è utilizzabile?
​Dipende. Seppur sia certo che la pratica della caccia alle streghe vada inserita nel contesto delle credenze legate alla stregoneria, e quindi abbia una funzione sociale ben definita, al contempo la pratica è spesso utilizzata come strumento politico da vari governi e gruppi sociali, senza che vi siano altre funzioni se non quelle politico-strumentali. 
 
2. Descrizione della pratica culturale (o religiosa) e del gruppo.
Il termine “caccia alle streghe” è utilizzato per indicare la persecuzione di un nemico percepito dalla comunità, spesso una donna, che viene accusata di praticare la stregoneria con dei metodi e degli obiettivi che il gruppo sociale percepisce come pericolosi. Le pratiche oggetto di condanna comprendono un'ampia gamma di atti e circostanze, dalle pratiche mediche alla divinazione, passando per la magia e per alcune pratiche sessuali e curative; in linea generale, si tratta di comportamenti sociali rifiutati dalla maggioranza della comunità e dalle autorità religiose, e che sono visti come pericolosi per il gruppo.
Il termine stregoneria indica un insieme di pratiche volte ad ottenere una trasformazione della realtà ricorrendo a poteri particolari; non si tratta di una religione (al contrario del vudù v. voce Vudù riti in questo Vademecum) dotata di sistematicità, ma di un insieme di comportamenti stratificati.
Potremmo quindi definire la stregoneria come l'insieme di credenze, abilità e attività attribuite a determinate persone chiamate streghe (esiste anche la forma maschile, stregone, sebbene sia meno frequente) che si suppone siano dotate di determinate capacità magiche utili alla produzione e alla risoluzione dei conflitti e all'intero meccanismo di controllo sociale e di autoregolazione della comunità. Esse fungono da valvola di sfogo nelle relazioni sociali e definiscono determinati spazi di interrelazione tra i gruppi sociali e tra le persone; una caratteristica fondamentale delle streghe, per esempio, è il fatto che la maggior parte delle persone che esercitano tali conoscenze o che sono accusate di tali pratiche, anche senza esercitarle, sono intermediari culturali, e un gran numero di loro sono anche meticci culturali, ossia figure “di mezzo”, mediatori.
Queste persone che occupano una posizione intermedia nella società, e che spesso si muovono non solo tra cultura popolare e cultura d'élite o tra gruppi sociali, ma anche tra culture ed etnie diverse, sono esposte agli sguardi di tutta la comunità e, a causa del loro ruolo nella società, sono frequentemente accusati di suscitare inimicizie e di essere al centro di conflitti. Sono conosciuti da molti e questa visibilità li rende facili prede di capri espiatori e fa sì che le loro violazioni delle convenzioni religiose, sociali, etiche o morali siano più rapidamente evidenziate o denunciate. Non solo sono spesso accusati, ma spesso diventano anche accusatori di altri, poiché di solito conoscono molte persone, comunicano e interagiscono tanto con i membri della comunità.
Dietro ogni accusa di stregoneria si nasconde la paura di qualcosa che non si conosce appieno, qualcosa di strano o inconoscibile. Con la caccia alle streghe si cerca quindi di risolvere le contraddizioni della società attraverso una punizione, si prova a dare spiegazione a eventi (come una morte improvvisa o un disastro sociale) che non trovano spiegazione attraverso gli altri strumenti cognitivi della comunità. Le credenze di stregoneria possono essere utilizzate per comprendere il mondo, cercando cause di eventi incerti, e possono essere utilizzate da gruppi politici come capro espiatorio per promuovere la violenza collettiva, funzionando come un sistema giuridico, uno strumento pratico di manipolazione e controllo, una filosofia sociale e un quadro concettuale per comprendere il mondo. 
Oggi la maggior parte delle “caccia alle streghe” hanno luogo nell'Africa sub-sahariana, con una diffusione particolarmente elevata per la Repubblica Democratica del Congo, il Sudafrica, la Tanzania, il Kenya, la Costa d’Avorio e la Nigeria, ma anche in Malawi, Ghana, Gambia, Benin e Angola. Inoltre, la pratica è largamente diffusa nel continente asiatico e americano, soprattutto in India, Nepal e Indonesia e in Brasile e Colombia.
Sebbene nell’immaginario comune occidentale si sia soliti pensare che le credenze sulle streghe non facciano più parte dell’attualità, la realtà sociale di diversi contesti ci dimostra che queste credenze non solo sono ancora attive nella cultura contemporanea, ma stanno vivendo già da diverse decadi un momento di particolare diffusione e di straordinario adattamento alla modernità.
L’Africa subsahariana mostra un'alta diffusione di credenze sulla stregoneria e una notevole prevalenza di caccia alle streghe con matrice accusatoria, che spesso sfociano nella violenza. Tuttavia, è bene considerare che nella maggior parte dei gruppi sociali che credono nel potere della stregoneria, generalmente, anche quando ci sono delle accuse, esse non sfociano nella violenza, e possono persino essere utilizzate dalla comunità per ottenere benefici dalla persona accusata.
Per esempio, nel gruppo Beng della Costa d'Avorio, la posizione tradizionale di re è occupata da uno stregone. Quest'uomo non è malvagio, tutt'altro; piuttosto, si suppone che usi i suoi poteri mistici per proteggere il gruppo. Si dice, difatti, che il territorio del Beng sia costantemente attaccato dalle streghe e che per proteggerlo sia necessario un capo di Stato che sia la strega più potente di tutte, così da combattere le forze del male che minacciano costantemente il regno. 

3. Inserire la singola pratica nel più ampio sistema culturale (o religioso).
La caccia alle streghe va inserita nel contesto delle credenze legate alla stregoneria. Per comprendere il significato e le funzioni sociali che la stregoneria può assumere nei vari contesti dove viene praticata, è importante chiarire il concetto di simbolismo. 
Il pensiero umano, difatti, si organizza in base alle strutture simboliche disponibili, strutture che variano da una cultura all'altra o da un gruppo socioculturale all'altro, e che rispondono a un sistema simbolico condiviso. Quando parliamo di simbolismo, parliamo perciò di un sistema cognitivo che partecipa alla costituzione della conoscenza e al funzionamento della memoria. In contesti sociali diversi, anche all'interno della stessa cultura o della stessa comunità, le strutture simboliche producono una molteplicità frammentata e differenziata di rappresentazioni, che si concretizzano in pratiche diverse: pratiche magiche, discorsive, politiche, mediche, economiche, ecc.; le pratiche legate alla stregoneria sono una di queste, e sono uno strumento per avvicinarsi e interpretare il contesto, un ponte tra gli individui, o le società, e la natura. 
​Le pratiche legate alla stregoneria, quindi, fanno parte di sistemi simbolici, sono apparati cognitivi e sistemi di conoscenza che forniscono diversi modi di avvicinarsi al mondo e di costruire e costituire il "reale", nonché di intervenire nel mondo. Queste pratiche, e i diversi universi simbolici a partire dai quali vengono interpretate, osservate e pensate, generano diversi immaginari degli eventi e delle entità “altre”, e ne consentono il riconoscimento e la caratterizzazione. Le pratiche della stregoneria sono perciò un linguaggio complesso, un sistema simbolico completo con una logica interna di funzionamento, che è governato da regole proprie, da una propria "grammatica" e secondo meccanismi propri, e agisce laddove altre conoscenze (come la razionalità) sono inefficaci. 
4. La pratica è essenziale (alla sopravvivenza del gruppo), obbligatoria o facoltativa?
Dipende. È inevitabile constatare che le accuse di stregoneria siano uno strumento di controllo sociale, e che il perseguimento delle streghe come reato sia una forma di riordino di settori assoggettati della società (minoranze, gruppi segregati, sfruttati o sottomessi). Attraverso la criminalizzazione, l'obiettivo è imporre l'ordine e controllare determinate pratiche, individui, gruppi o tipi culturali, per questo motivo alcune campagne persecutorie vengono attuate per la necessità politica di avere una certa omogeneità culturale che permetta a una determinata idea di governo di funzionare.
La persecuzione mira, perciò, spesso a una certa omogeneizzazione culturale degli strati subalterni della società, così come succedeva in epoca moderna, quando gli sforzi di cristianizzazione dei sacerdoti avevano come obiettivo l’omogenizzazione verso il cristianesimo, anche se sono spesso andati a produrre un amalgama di credenze e pratiche di origine diversa, che ancora oggi fanno parte dell’eterogeneo patrimonio culturale di vari contesti. 
Allo stesso tempo però, come ci indica il lavoro dell’antropologo olandese Peter Geschiere, in alcuni contesti le accuse di stregoneria possono essere reciproche, e se gli abitanti dei villaggi di alcune comunità considerano la stregoneria come uno strumento che utilizzano le élite per conseguire i propri fini, al contempo per le élite la stregoneria è un’arma dei deboli contro lo Stato, dimostrando come parlare di stregoneria significhi parlare di relazioni di potere.
La stregoneria sembra caratterizzata da una pervasività e da un’ambivalenza delle sue espressioni e dei suoi usi, e si presenta come un gioco dinamico di nozioni che riflette e reinterpreta nuove circostanze. Essa crea una sorta di economia e di politica occulta che ha un carattere duale: da una parte commisura nuovi mezzi per giungere a scopi altrimenti irraggiungibili (come migliorare la vita in situazioni di estrema esclusione sociale); dall’altra serve per dare voce al desiderio di castigo, per eliminare coloro verso i quali si prova invidia, così come per annullare le disuguaglianze e le differenze sociali. 
 
5. La pratica è condivisa dal gruppo o è contestata?
Le accuse di stregoneria di solito nascondono comportamenti socialmente punibili e servono come veicolo per ristabilire l'ordine sociale. Spesso dietro un'accusa di stregoneria ci può essere una morte inspiegabile o un tentato omicidio; perciò, la caccia alla strega è spesso accompagnata dal consenso popolare. 
6. Come si comporterebbe la persona media appartenente a quella cultura (o religione)?
Come indicato sopra, nelle situazioni di condanna dell’operato di una strega e di una conseguente caccia alla stessa, la persona media si conforma alla volontà di condanna del gruppo. 
 
7. Il soggetto è sincero?
 Come accade per la pratica dei riti vudù (v. voce Vudù riti in questo Vademecum) anche in questo caso, l’oggetto delle dispute giurisdizionali non è il sistema della stregoneria nel suo complesso, né tanto meno l’esistenza della stessa intesa in senso oggettivo, ma quei casi in cui essa assume una funzione di assoggettamento e di persecuzione, rappresentandosi agli occhi delle vittime, cacciate come streghe o colpite da un atto “stregonico”, come una vera e propria fonte di pericolo, che giustifica la fuga dalla propria comunità di origine e la richiesta di protezione internazionale. 
Anche in questo caso, l’accertamento della sincerità del soggetto è guidato da specifici criteri di legge e riguarda la credibilità dei fatti narrati dal richiedente e il potenziale lesivo del rito. Ai fini di una più completa comprensione della pratica e della sua portata lesiva nel caso che concretamente si presenta al giudice, si potrebbe focalizzare l’indagine conoscitiva su alcuni elementi (in parte simili a quelli evidenziati nella scheda dei riti vudù, in parte più specifici e peculiari):
 
  • la collocazione spaziale della pratica che, come si è visto, è diffusa in alcune aree geografiche più che in altre;
  • la verificazione della presenza storica del fenomeno nel luogo di provenienza;
  • la posizione dello Stato di provenienza rispetto alla stregoneria: in alcuni Stati le pratiche di stregoneria sono penalmente vietate (Cameroon, Costa D’Avorio); in altri sono vietati sia gli atti stregonici che la caccia alle streghe (Nigeria). I tentativi di istituzionalizzare il fenomeno o quelli opposti di non occuparsene determinano in ogni caso il fatto che il fenomeno agisca nell’ombra o clandestinamente; 
  • la sussistenza eventuale di posizioni in ordine al fenomeno da parte di leader tradizionali del luogo (come avvenuto in Nigeria, nel 2018 ad opera del traditional leader Ewuare II, nell’Edo State, Sud-est nigeriano, il quale, in tema di tratta di esseri umani e riti juju, ha disinnescato il sortilegio dei riti v. voce Vudù riti in questo Vademecum).
  • eventuali motivi/eventi o caratteristiche fisiche dell’individuo che agli occhi della comunità giustificano l’accusa di stregoneria o l’atto stregonico che si assume subito.
 
È importante evidenziare che la sussistenza di un atteggiamento punitivo dello Stato di provenienza in base alla legge penale non è necessariamente sintomo di tutela piena anzi, nella maggior parte dei casi, i fenomeni, proprio in ragione della loro istituzionalizzazione, si collocano fuori dagli spazi controllati dalla legge o, in altri casi, non vengono perseguiti allo scopo di non contraddire la volontà popolare e assecondare fenomeni di vigilantismo privato.
8. La ricerca dell’equivalente culturale. La traduzione della pratica della minoranza in una corrispondente pratica della maggioranza (italiana). ​
L’equivalente culturale è, in primo luogo, storico. L’Europa occidentale ha sperimentato il fenomeno della caccia alle streghe, in un periodo vasto che va dalla fine del XV al XVIII secolo, con i connotati di violenza che la storia ha conservato vividamente. Nei luoghi in cui la pratica è oggi diffusa si possono riscontrare molte caratteristiche simili alla stregoneria europea, anche se talvolta è assente quello stesso livello di istituzionalizzazione e ciò rende il fenomeno più occulto, riducendone apparentemente la reale portata e diffusione. È possibile rinvenire moltissimi elementi in comune tra la caccia alle streghe storica e contemporanea: attribuzione dei poteri stregonici per particolari caratteristiche fisiche, caratteriali, ruoli sociali o idee scomode e differenti rispetto agli schemi comunitari che l’accusata/o di stregoneria professa; uso politico del fenomeno per accaparrarsi il favore delle popolazioni e trovare un capro espiatorio per crisi economiche, sociali, epidemie e altre sventure.
In secondo luogo, equivalenti culturali più aderenti all’epoca contemporanea, possono essere riscontrati nella cultura di maggioranza, in quelle prassi comuni di etichettamento di alcuni individui come persone che “portano sfortuna” e nel conseguente processo di esclusione sociale. Per se si tratta fenomeni che hanno conseguenze differenti – perché sorti in contesti culturali in cui il soprannaturale assume un ruolo meno pregnante, dove la vigilanza della società civile e dello Stato evita i fenomeni estremi che seguono all’individuazione della “strega” – tuttavia è pur vero che anche nella cultura maggioritaria più volte sono state evidenziate le ripercussioni che tali accuse possono avere sulla psiche dell’individuo: isolamento sociale, fenomeni depressivi, suicidi tentati o consumati nelle ipotesi più gravi.
In ordine al timore di aver subito un atto stregonico e di percepirne la portata malefica in malesseri fisici propri o dei propri cari, sussiste un analogo equivalente culturale in quanto questa paura può essere presente anche nella cultura maggioritaria. Si pensi ad esempio a quei casi, resi noti dalla cronaca, in cui individui, pur perfettamente inseriti nella società, si sono ritrovati a dilapidare le proprie sostanze nel tentativo di arginare “il rischio” di patologie ed eventi nefasti sui propri cari, chiedendo protezione a maghe/i, guaritori/trici che offrivano liberazioni dai mali dietro compenso.
Infine, d’obbligo è il richiamo alla forte fiducia che parte della cultura maggioritaria continua a rivestire nei confronti di forme di medicina tradizionale, consistenti in formule segrete e meccanismi praticati solo da alcuni soggetti che hanno avuto l’onore di acquisirli dai più anziani, e alla forte convinzione, diffusa tra molti, che mali e malesseri possano avere un’origine nel soprannaturale o in energie negative trasmesse anche solo involontariamente da altri individui.
Se tali credenze conservano una potenzialità di condizionamento sulla vita delle persone di una cultura maggioritaria secolarizzata, non essendo neppure più ancorate a un substrato religioso e culturale strutturato in tema di soprannaturale, si pensi all’impatto che tali pratiche possono ricoprire in contesti dove lo spiritualismo ha un potere permeante nella vita quotidiana e la società non è in grado di arginare le conseguenze lesive sulle vittime. 
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9. La pratica arreca un danno? ​
L’essere etichettati come «streghe/stregoni» nei contesti culturali sopra menzionati può condurre a conseguenze molto gravi per la persona che vanno dall’essere esclusa totalmente dalla comunità (impedimento all’accesso a beni di prima necessità, acqua o cibo, abbandono delle/dei minori a se stesse/i perché ritenute/e streghe/stregoni), al subire violenze, torture, stati di prigionia privi di garanzie e di controllo, all’essere sottoposte a prove ordaliche con ingestione di intrugli tossici e potenzialmente letali, fino alla morte che può avvenire o in conseguenza di tali avvelenamenti o in altri modi atroci (come evidenziato nel rapporto UNHCR che riporta alcuni svariati casi di uccisione di soggetti accusati di stregoneria). 
I pericoli non sono sempre arginabili con la richiesta di tutela allo Stato. In alcuni stati, infatti, gli atti stessi di stregoneria sono puniti e con essi i sospettati di averli perpetrati, mentre in altri si cerca di arginare il fenomeno della caccia alle streghe punendo gli atti di violenza in essa esercitati. Spesso però questo porta le accuse di stregoneria ad agire comunque nell’ombra, soprattutto nelle comunità lontane dall’occhio dello stato. Talvolta i governi restano accondiscendenti rispetto a tali pratiche di caccia alla streghe, ai cosiddetti fenomeni di vigilantismo, per compiacere la popolazione.
Il timore invece di subire la stregoneria ha degli effetti simili a quelli che si sono richiamati nella voce sui riti vudù (v. Vudù riti in questo Vademecum). I soggetti temono per la propria salute e per quella dei propri cari, riconducono i propri malesseri a tali malefici, vanno incontro a sindromi depressive e modificano le proprie abitudini di vita fino ad arrivare alla fuga dal paese di origine.

​10. Che impatto ha la pratica della minoranza sulla cultura, valori costituzionali, diritti della maggioranza (italiana)?

Nella cultura ospite la “caccia alle streghe” ha più possibilità di essere compresa come lesiva perché l’etichetta della persona come “strega” o stregone si ricollega ad una persecuzione nella visione della maggioranza. Tuttavia, è presente anche la tendenza a ritenerla una mera credenza superstiziosa, una percezione errata ed esagerata del richiedente, un racconto troppo inverosimile per la società italiana contemporanea.
Per quanto riguarda il timore di aver subito un atto stregonico (v. anche Vudù riti in questo Vademecum) e di essere pertanto vittime del maleficio di una “strega”, l’impressione sulla maggioranza italiana è che il soggetto sia vittima di credenze ingenue e fondate sulla superstizione, dovute a condizioni sociali, economiche e di educazione limitate, oppure che il racconto sia inventato e stereotipato, usato per puro opportunismo e ricevere accoglienza nel paese ospitante.
Se individuato in una prospettiva “persecutoria” la caccia alle streghe impatta fortemente con i valori costituzionali della libertà dell’individuo e della sua dignità, arrivando a essere uno strumento capace di violare il bene più fondamentale tra tutti, quello della vita umana. Tale strumento è contrario al valore della solidarietà tra individui e chiama in causa il dovere di protezione degli Stati nei confronti dei propri cittadini. Quando questi falliscono, si dovrebbe generare l’attivazione del valore dell’accoglienza dello straniero perseguitato e costretto ad abbandonare la propria terra d’origine per la sopravvivenza, consacrato nell’art. 10 della Costituzione. 
In tema di protezione internazionale è diffusa nella cultura maggioritaria l’idea che l’accoglienza degli stranieri, giustificata o meno che sia, metta in pericolo il valore della sicurezza e dell’ordine pubblico. L’accoglienza è percepita come una procedura emergenziale, in risposta a un fenomeno estemporaneo e patologico; un meccanismo da attuare con cautela e solo in casi di estrema gravità, da tenere sotto stretto controllo per il timore della carenza delle risorse. Le richieste di protezione per il rischio di incorrere in una vera e propria “caccia alle streghe” sono condivise dalla maggioranza, viceversa, i valori della sicurezza e dell’ordine pubblico prevalgono dinnanzi ai casi di stregoneria, in cui il soggetto lamenta le conseguenze di un atto stregonico subito sul proprio corpo. 
Essere tacciati di essere una strega o uno stregone espone a pericoli particolarmente gravi per la vita e mette in discussione la fruizione di diritti fondamentali, ampiamente esercitabili invece nella società maggioritaria: la libertà personale, l’integrità fisica, il diritto all’eguaglianza, (in presenza di discriminazioni rispetto al resto della comunità o quando rivolto a donne o bambini), il diritto ad un adeguata tutela giurisdizionale dei diritti.
 
11. La pratica perpetua il patriarcato?
La pratica della caccia alle streghe perpetua il patriarcato perché in molti casi le vittime delle accuse di stregoneria sono donne e molto spesso anche minori. Tuttavia, a differenza di quanto accadeva storicamente in Europa, attualmente in alcune zone le accuse di stregoneria si rivolgono anche agli uomini. Il fattore di genere deve essere un elemento importante a cui il giudice fa riferimento, ma va anche considerato che, a differenza di altre pratiche, la caccia può interessare entrambi i sessi. 
Nel caso dei soggetti che si sentono vittima di malefici non si può parlare di patriarcato in quanto è comune che l’atto di stregoneria si rivolga ad entrambi i sessi. 
 
12. Che buone ragioni presenta la minoranza per continuare la pratica? Il criterio della scelta di vita ugualmente valida.
Come giù evidenziato, nei contesti in cui gli individui richiedono protezione da specifiche pratiche culturali da essi non condivise e ritenute dannose, le buone ragioni di portare avanti la pratica da parte di quei soggetti della comunità che invece la condividono, vanno evidenziate al fine di farne meglio comprendere la diffusione nei luoghi di origine, la pervasività e dunque l’inevitabile rischio a cui i soggetti che da essa rifuggono sono sottoposti (si vedano le schede Vudù (riti) e Mutilazioni genitali femminili in questo Vademecum).
Gli «accusatori» trovano nella stregoneria la ragione di alcuni mali, nello specifico non tanto il «come», ma il «perché» essi si siano manifestati. Spesso le accuse di stregoneria si diffondono in momenti di crisi delle comunità, che possono essere le più svariate, e rispondono ad un’esigenza, tipica dell’essere umano, quella di ricercare la causa dei propri mali in soggetti determinati. In queste comunità non vi sono scelte di vita alternativa, in cui il soprannaturale è privo di ogni valore, perché si tratta, come evidenziato sopra, di un sistema che permea la società, anche se a diversi livelli. Le condizioni di disagio economico sociale e l’uso che spesso il potere politico fa di queste credenze agevolano il vigilantismo e mantengono in vita una sorta di alleanza politico sociale, già fortemente minata.
Inoltre, si tratta di credenze profondamente radicate nella cultura africana che dà una grande importanza al sovrannaturale. Questo giustifica sia il timore di essere vittima di malefici, quello di avere nella comunità una strega o uno stregone, ma ancor di più la richiesta di protezione degli accusati, per l’assenza spesso di una soluzione ottimale e che garantisca la tutela della vita degli accusati.

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