ANTHROJUSTICE
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​Definizione di cultura

​
​e di pratica culturale


Risulta importante, per comprendere come inquadrare l’alterità culturale oggetto di analisi all’interno del caso giuridico, avere chiaro il concetto di cultura così come lo si intende nella disciplina antropologica.
Ai fini di un buon uso del vademecum, potremmo definire la cultura come una “rete di significati”,[1] un sistema semiotico all’interno del quale avviene una comunicazione che tutti sono in grado di capire perché conoscono i codici per interpretare i segni del gruppo sociale.[2] Si tratta, insomma, di quell’insieme di regole, stili di vita, modi di pensare, sentire e agire che sono condivisi dal gruppo e che sono socialmente acquisiti dai membri di una società.[3]
Al contempo, con l’espressione “pratica culturale”, si considera quell’insieme di costumi, norme, comportamenti e valori che guidano, regolano e caratterizzano l’agire di un determinato gruppo sociale. Le pratiche culturali, o comportamenti culturalmente motivati, sono quindi quel repertorio di prassi e abitudini (anche religiose) che un essere umano riconosce come parte della società alla quale appartiene, e verso la quale sente un sentimento (e una necessità) di appartenenza e identificazione.
Alla luce di ciò, quando si interroga qualcuno sulle proprie pratiche e consuetudini culturali (e religiose) o sul sistema di simboli, è consigliato tenere a mente che la maggior parte delle pratiche vengono eseguite per abitudine, per conformismo, e non in maniera ragionata e organizzata. Basti pensare come noi stessi, in tutti i nostri comportamenti socialmente condizionati, non agiamo pensando alla nostra cultura italiana e alle sue implicazioni sociali, piuttosto operiamo in maniera spontanea e inconscia.


[1]  Geertz, C., 1973, The Interpretation of Cultures, New York, Basic Books e Malighetti, R., 1991.

[2] Per un approfondimento sulla definizione e il significato di cultura in antropologia, si consiglia Kilani, M., 1994, Antropologia. Una introduzione, Dedalo, Bari, oppure Hannerz, U., 1998, La complessità culturale, Il Mulino, Bologna e Remotti, F., Cultura. Dalla complessità all'impoverimento, Roma-Bari, Laterza.

[3] È importante ricordare che questo processo di simbolizzazione e organizzazione collettiva degli appartenenti a un gruppo sociale non è lineare, non è omogeneo né facilmente definibile, e non è statico nel tempo. Piuttosto, si presenta come un insieme di relazioni cambianti e in costante ri-definizione e ri-simbolizzazione, che è potenzialmente soggetto al mutamento, proprio come gli altri aspetti sociali della qualsiasi civiltà, quali la religione e la lingua.

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