ANTHROJUSTICE
ENG | IT
  • Pagina principale
  • Test culturale
  • Vademecum
  • Chi siamo
Picture

Omaggio ai genitali del

bambino

Approfondimenti antropologici

[La lettura di questo approfondimento presuppone la conoscenza dei contenuti presentati nel test culturale relativo a questa pratica]
Una nota sulla denominazione del comportamento
 
Il termine “omaggio al pene” è un eteronimo, ossia è stato creato al di fuori dei gruppi culturali che praticano questa ampia tipologia di comportamenti. Tali gruppi non hanno un nome specifico per designare il comportamento che, generalmente, fa parte di un contesto più ampio di manifestazioni di affetto verso il bambino o del processo volto al suo gendering indirizzato a renderlo consapevole e orgoglioso della sua mascolinità. In alcuni gruppi, comportamenti quali baci, carezze, strofinamenti sono indirizzati anche ai genitali delle bambine, ma non hanno finalità celebrative rientrando in altre tipologie di baci e carezze ai genitali (v. voce baci e carezze sui genitali dei bambini in questo vademecum).
Il conio del termine “omaggio al pene” (homage to the penis) del bambino risale al 1991 quando lo psicologo transculturale John Money e i medici K. Swayam Prakasam e Venkat N. Joshi[1] lo usarono, accanto ad un altro termine – “saluto ai genitali” (genitals greetings) – in uno studio dedicato al gruppo che parla la lingua Telogu, abitante nello stato dell’Andra Pradesh-India. Gli studiosi, nel descrivere nei dettagli la pratica (su cui infra par. 2. Funzioni della pratica e gruppi presso cui è diffusa), intendevano mostrare come, quello che negli Stati Uniti veniva considerato un abuso sessuale era, in altre culture, un gesto di affetto o di saluto verso il bambino maschio, che doveva essere letto indossando le giuste lenti culturali.
Il termine “omaggio al pene” del bambino, pur se trattasi di un eteronimo forgiato in letteratura medico-antropologica, si rivela adatto a riassumere sotto un ombrello comune una serie di comportamenti che già si sono presentati e potranno in futuro presentarsi ai giudici italiani e che costituiscono una nuova sfida del multiculturalismo. Poiché tale pratica è sconosciuta all’orizzonte culturale italiano, europeo e occidentale in genere – almeno nelle forme del bacio, succhiotto e strofinamento, visto che esistono altre forme di “omaggio al pene” del bambino sia in Italia che in Europa – essa può dare origine a conflitti multiculturali che si sono già trasformati in casi giudiziari negli Stati Uniti, in Germania e in Italia. Diversi genitori sono stati arrestati in quanto la pratica di “omaggio al pene” che stavano compiendo è stata sussunta dai giudici dentro il reato di abuso sessuale o di atti sessuali con minore. Di fronte a tale quadro, il presente vademecum mira a chiarire il significato antropologico di tale costume con l’obiettivo di fornire ai giudici, pubblici ministeri, avvocati, altri operatori coinvolti nel processo e, più in generale, a tutti coloro che entrano in relazione con un minore straniero e la sua famiglia, gli strumenti conoscitivi per poter fornire una corretta lettura di comportamenti che possono, altrimenti, essere facilmente confusi con gesti pedofili.
 ​


Funzioni della pratica e gruppi presso cui è diffusa. Telogu (India), popoli rom, Turchia, Albania, Bulgaria, Italia, Spagna, Giappone.

La pratica “omaggio al pene del bambino” consiste nel baciare, strofinare, solleticare, toccare, accarezzare, succhiare il pene di un bambino. Il comportamento si configura, nell’ordinamento italiano e in altri, come un nuovo reato culturalmente motivato.
Forme di omaggio al pene del bambino sono attestate, alla luce degli studi condotti per questo vademecum, in Albania, Romania, Bulgaria, Pakistan, Turchia, Egitto e mondo arabo in genere, Repubblica domenicana, Filippine, Cambogia, Vietnam, Giappone, Spagna, Italia in particolare del Sud, numerosi gruppi della minoranza rom.
Di seguito si descriveranno le modalità morfologiche e semantiche che la pratica assume in alcuni gruppi culturali. Le descrizioni sono estratte da studi antropologici o di altre scienze (psicologia, medicina, sessuologia, storia, storia dell’arte), da perizie culturali rese durante processi che hanno visto genitori imputati che si difendevano ricorrendo alla cultural defense, da antropologi da me intervistati, da testimonianze laiche provenienti da un quisque de populo del gruppo in questione, legittimato dal fatto che, essendo un diretto componente del gruppo, è in grado di spiegare il significato della pratica. Tutti questi dati confermano come vedremo, che certi gesti, in determinati contesti culturali, non hanno valenza sessuale.
 ​
telogu (India)
La pratica dell’“omaggio al pene del bambino” si manifesta in questo modo presso il gruppo parlante Telogu, una minoranza dell’India, che è maggioranza nello stato dell’Andra Pradesh:
 
«i genitori e i parenti prossimi cullano, abbracciano, coccolano e baciano un bambino, maschio o femmina, insistentemente. Baci sono schioccati su ogni parte del corpo del bambino eccetto che sulla bocca e sulla zona anale. Nei bambini, il pene è escluso fino a quando il bambino compie un anno. Da quel momento, il padre, così come ogni altro parente adulto, ma non sua madre né alcuna parente femmina, schiocca un bacio di approvazione sul pene del bambino sollevandolo in alto a livello della sua bocca. Fino all’età di sei anni, i bambini di entrambi i sessi continuano ad essere affettuosamente presi in braccio, sfregati e coccolati dai genitori e parenti. L’inclusione dei genitali continua a restare una prerogativa dei bambini e dei loro parenti maschi. Il gesto, tuttavia, cambia (nel tempo) da un contatto diretto labbra-pene, ad un gesto articolato in due fasi. Per prima cosa, l’uomo adulto dà un colpetto e tira il prepuzio del bambino con il pollice e le prime tre dita della mano destra. Quindi, porta le dita alla bocca, fa il suono di un bacio e rivolge il bacio al pene. Questo gesto può essere ripetuto due o tre volte. Se l’uomo è un ospite, per esempio lo zio, il gesto serve come atto di saluto. L’ospite approccia il bambino, mette la sua mano sinistra intorno al braccio del bambino e con la sua mano destra compie il gesto verso il pene. Tale saluto è un gesto di omaggio che onora la superiorità del figlio sopra la figlia. In quanto maschio in una linea di discendenza patrilineare, un figlio è destinato ad assicurare il benessere spirituale del padre dopo la sua morte.»[2]
 
Gli studiosi Money, Prakasam e Joshi specificano: «il significato di questi costumi non è né erotico né sessuale».[3]
popoli rom
Presso diversi gruppi appartenenti al più ampio popolo rom, la pratica dell’omaggio al pene è una species del più ampio genus dei baci e carezze (v. voce baci e carezze sui genitali in questo vademecum) praticati sia su bambini che su bambine con lo scopo di “gendering the body”. Con tale espressione si intende quel processo volto a preparare il/la bambino/a ad assumere pienamente il suo genere maschile o femminile e le funzioni riproduttive ad esso collegate[4].
Presso gli Jarana, un gruppo di gitanos che vive vicino a Madrid in Spagna:
 
«Sin dal momento della nascita, gli adulti enfatizzano e celebrano i genitali del bambino, particolarmente nel caso di maschi… la loro attitudine [degli adulti] incoraggia i bambini a diventare orgogliosi dei propri genitali e a sviluppare una propria identità nell’ambito della quale i genitali giocano un ruolo centrale»[5].
 
Le parole che definiscono i genitali (pija per i genitali maschili e chocho per i genitali femminili) sono usate come nomignoli affettuosi e spesso come soprannomi per chiamare il bambino:
 
«esse [le parole pija e chocho] sono anche usate, in modo metonimico, per indicare il bambino maschio o femmina – così alle madri in gravidanza si chiede spesso se aspettano una pija o un chocho. Insieme ad altri punti di riferimento, queste sono tra le prime parole che un bambino impara... L’affetto verso i bambini fino all’età di 5 o 6 anni è mostrato sfregando o stringendo tra le mani i loro genitali, o baciandoli e dandogli dei morsetti laggiù»[6].
 
Sebbene entrambi i sessi siano trattati con grande affetto,
 
«i bambini sono maggiormente celebrati. Le madri Jarana amano giocare con i peni dei loro figlioletti, foto di bambini maschi nudi dell’età di due o tre anni sono appesi al muro di molte case gitane, e i bambini sono molto incoraggiati ad essere orgogliosi del loro pene»[7].
 
Tra i Cortorari, un gruppo rom proveniente dalla Romania, l’uso di toccare e baciare il pene (e la vulva), ha la funzione sia di mostrare affetto, sia di far diventare i bambini consapevoli di avere dei corpi sessualmente diversi (gendering the body). Anche in questo caso, le parole kar (pene) e miž (vulva) sono le prime che i bambini imparano:
 
«Per un bambino ad uno stadio preverbale di sviluppo, saper indicare i suoi genitali quando richiesto dagli adulti: ‘dov’è il tuo pene/dov’è la tua vulva? (kaj lo kio kar/kaj la ki miž?)’ è considerato un segno della sua intelligenza. È comune strofinare e baciare sia i genitali dei bambini che delle bambine per mostrare affetto»[8].
 
Questi gesti sono accompagnati, quando il bambino parla e cresce, da pratiche volte a incoraggiare un rapporto libero con il proprio sesso e molto centrato sui genitali:
 
«Frasi come ‘mangia il mio pene/la mia vulva (xa miri kar/miž)’, che normalmente equivalgono a turpiloquio se pronunciate tra adulti, vengono insegnate ai bambini la cui abilità di usarle è altamente apprezzata. Nell’infanzia, durante il processo di acquisizione del linguaggio… i bambini sono esposti non soltanto ad un linguaggio sessualmente esplicito, che potrebbe non avere alcun significato, ma anche a gesti che concretizzano queste affermazioni… Dopo i due anni, i bambini sono presi in giro dagli adulti e sanno già come difendersi usando frasi come ‘mangia il mio pene/la mia vulva’ alle quali gli adulti rispondono ‘perché hai un pene/vulva?’. Arrivati ad un’età dove sono più spavaldi, i bambini iniziano a mostrare senza paura i loro genitali, o addirittura di proposito»[9].
 
I popoli rom, dunque, confermano l’esistenza della pratica dell’omaggio al pene del bambino senza intenti sessuali da parte degli adulti.
Albania
Mentre esistono numerosi studi scientifici su pratiche di “omaggio al pene” a livello comparato e interdisciplinare, nel caso dell’Albania non appaiono studi scritti sul tema, almeno in lingua inglese. Questa assenza è dovuta, oltre al carattere intimo della pratica, anche al fatto che la cultura albanese è ancor oggi poco studiata e, come osservato, «rimane poco nota al mondo occidentale, anche tra etnografi e antropologi specializzati nei Balcani»[10].
La presenza della pratica nella forma di bacio con succhiotto al pene del bambino risulta, comunque, confermata dalla comunità albanese. Ad esempio, Vladimir Kosturi, Presidente dell’associazione albanese Illyria in un’intervista rilasciata a Radio Radicale[11] ha dichiarato che il comportamento è assolutamente normale ed esprime orgoglio per la procreazione nonché un rapporto più fisico e naturale tra i corpi di genitori e figli rispetto al mondo occidentale, dove questa naturalità è andata perdendosi.
L’antropologa Harika Dauth del Max Planck Institute for Social Anthropology, Department of Law & Anthropology di Halle ha ugualmente confermato l’esistenza della pratica in Albania osservando: «in linea generale, la pratica genitoriale di baciare i genitali del bambino è comunemente praticata in Europa presso i curdi, i rom e gli albanesi. Sebbene la maggioranza di questi gruppi siano mussulmani, presso i rom essa è comunemente praticata anche tra cristiani. Ci sono altre società nel mondo che hanno pratiche simili. In Europa, questa pratica è collegata a un senso di orgoglio genitoriale, gioia, gratitudine verso il bambino e non ha una connotazione sessuale. In un contesto più ampio (linguistico), la pratica deve essere vista come una preparazione emotiva e psicologica al futuro ruolo di genere dei bambini nel senso che si insegna che genere biologico e sociale appartiene loro e che cosa ciò implichi. Per questo fine, i bambini sono familiarizzati (n.d.a. con il proprio sesso) e incoraggiati a sentirsi orgogliosi dei propri genitali sin da una tenera età»[12].
Bulgaria
In Bulgaria la pratica si sviluppa con baci, carezze e lodi al pene del bambino. Un recente caso giudiziario occorso in Germania ha visto un padre bulgaro accusato di distribuzione di materiale pedo-pornografico per aver mostrato in una community di internet il bambino oggetto di sue attenzioni erotiche. Il padre aveva iniziato a spogliare e cambiare il pannolino al bambino. Mentre compiva questo gesto, il bambino aveva preso una bottiglia di birra appoggiata lì vicino al che la comunità aveva iniziato ad insultare il padre. Questi, come reazione, prese i genitali del bambino tra pollice e indice e fece oscillare la mano che reggeva il pene su e giù. Secondo il padre, esponendo il bambino alla macchina fotografica che intendeva mostrare al suo “leoncino”.
Il giudice assolse l’imputato dopo aver audito la perizia culturale dell’antropologa Harika Dauth che confermava l’esistenza della pratica culturale senza alcun intento sessuale.
spagna
In Andalusia, in tutti i gruppi sociali si è soliti lodare il pene del bambino con espressioni quali: “que cojones”, “que huevecitos”. Il bambino è chiamato con una metonimia pija (pene) e la bambina chocho (vulva). Queste espressioni sono attestate presso i popoli rom (informatrice Susana Moya, Sevilla, 60 anni).
giappone

In Giappone, presso l’isola di Okinawa esiste una forma visuale di omaggio al pene del bambino. Quando il neonato supera i 100 giorni, e si ha quindi la sicurezza che vivrà, viene scattata una fotografia del bambino totalmente nudo con i genitali in vista. Tale foto a cui viene apposta l’impronta in oro della mano e del piede del bambino, viene appesa nel salone di famiglia in bella vista, incorniciata in modo prezioso.
italia
v. domanda 8 del test culturale. “La ricerca dell’equivalente culturale. La traduzione della pratica della minoranza in una corrispondente pratica della maggioranza (italiana)” del test sopra compilato

La presenza della pratica in Europa. Lo studio dell’antropologo Philippe Ariès sull’infanzia
 
La pratica dell’“omaggio al pene” del bambino nella sua fenomenologia fisica consistente in carezze, solletichii, strofinamenti, baci, è stata a lungo parte della cultura europea.
La fonte più autorevole sul punto è lo storico Phillipe Ariès che nel suo classico libro sull’infanzia, L’enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime del 1960[13], dedica un intero capitolo – “Dall’immodestia all’innocenza” – a mostrare come i genitali dei bambini, in particolare maschi, fossero, in tutta Europa, oggetto di coccole e stimoli di vario genere, che provenivano da genitori, parenti e care-givers vari del bambino.
Ariès osserva come il bambino, ignorato durante il Medioevo, diviene, a partire dal Quattrocento, oggetto di una tenerezza espressa senza riserve o pudori. Lo storico afferma che era comune in tutta Europa dal 1400 al 1700 giocare con le parti intime del bambino. Ariès cita, tra le fonti che attestano il costume, il diario del medico Héroard che racconta la vita di Luigi XIII di Francia, da cui emerge che al piccolo Re, fino all’età di sette anni, venivano dati baci sul pene e praticati diversi palpeggiamenti. Inoltre, Ariès cita incisioni e dipinti che attestano forme di manipolazioni giocose al pene del bambino ed altre fonti che riportano episodi di vita quotidiana.
Il costume di giocare con le parti intime del bambino dovrebbe essere analizzato, secondo Ariès, con le lenti culturali della cultura del tempo:
 
«Questa mancanza di riservatezza rispetto ai bambini ci sorprende; restiamo allibiti al sentire questi discorsi senza censura e ancor di più di fronte a gesti così arditi, contatti fisici rispetto ai quali è facile immaginare che cosa direbbe uno psicoanalista contemporaneo. Lo psicoanalista si sbaglierebbe. L’attitudine verso il sesso, e sicuramente il sesso stesso, cambia a seconda dell’ambiente e di conseguenza a seconda del periodo e della mentalità. Oggigiorno i contatti fisici descritti da Héroard ci impressionerebbero in quanto al limite della perversione sessuale e nessuno oserebbe praticarli in pubblico. Ma questo non era il caso agli inizi del XVII secolo»[14].
 
Ariès spiega come l’interruzione graduale del costume sia dovuta ad una riforma morale che porterà ad una nuova concezione del bambino e del suo corpo:
 
«la pratica di giocare con le parti intime del bambino formava parte di una tradizione diffusissima, che è ancor oggi operativa presso gruppi mussulmani. Questi ultimi sono restati isolati… dalla grande riforma morale, prima cristiana, poi secolare, che ha disciplinato la società del XVIII e in particolare XIX secolo in Inghilterra e Francia. Per questo nella società mussulmana troviamo caratteristiche che ci colpiscono per la loro peculiarità, ma che non avrebbero sorpreso il buon Héroard»[15].
 ​

L’ostentatio genitalium di Gesù bambino come genere pittorico dell’Europa rinascimentale
Altre fonti che mostrano la diffusione della pratica in Europa sono tele e incisioni pittoriche.[16] La pratica dell’omaggio al pene, infatti, ha assunto tra la fine del Medioevo e tutto il Rinascimento, fino alla Contro-riforma, le vesti di un vero e proprio genere pittorico, definito dal critico d’arte Leo Steinberg[17] dell’ostentatio genitalium, che si manifesta nelle seguenti iconografie: Madonna che scopre, mostra, accarezza il pene di Gesù bambino; Sant’Anna che vi gioca, lo solletica, lo tocca; altri personaggi quali i Re magi, Santi o committenti che lo scrutano tra meraviglia, tenerezza e venerazione; angeli che celebrano con cascate di fiori i genitali del Bambino.
Tale genere pittorico è stato studiato da Leo Steinberg in particolare nel cap. IV – “Sulla pratica di accarezzare i genitali del bambino maschio” – del suo libro La sessualità di Cristo nell’arte rinascimentale e il suo oblio nell’età moderna. Secondo Steinberg:
 
«l’arte rinascimentale, sia al nord che al sud delle Alpi, ha prodotto un gran numero di immagini devozionali nei quali i genitali di Cristo bambino… ricevono una tale enfasi dimostrativa che l’osservatore deve riconoscervi una ostentatio genitalium, comparabile alla canonica ostentatio vulnerum, ossia l’ostentazione delle ferite. In molte centinaia di opere pie e religiose, da prima del 1400 sino a dopo la metà del XVI secolo, l’ostentato svelamento del sesso del Bambino, o il fatto di toccarlo, proteggerlo o presentarlo, è l’azione principale.»[18]
 



La conclusione cui arriva Steinberg analizzando tali iconografie è una lettura teologica del gesto: l’ostentatio genitalium serviva, analogamente alla ostentatio vulnerum, a provare l’umanità di Cristo, il suo essersi incarnato e fatto uomo. Ai fini della nostra indagine, in questo caso ci troviamo di fronte ad una fenomenologia visuale della pratica “omaggio al pene” realizzata a scopi teologici, per veicolare un dogma di fede: l’incarnazione divina. Il fatto che le immagini non suscitassero alcuno scandalo nel pubblico del tempo e che fossero addirittura approvate dalla Chiesa, fa dedurre che i pittori rappresentassero, con il messaggio teologico, anche una pratica diffusa tra la popolazione.
La pratica poteva, in certi contesti, anche essere un rito magico di protezione del bambino. Ad esempio, Carl Kock, studioso del pittore Baldung Grien e del quadro sopra citato Sacra Famiglia, del 1511, con Sant’Anna che solletica il pene di Gesù, «ha interpretato il gesto di Sant’Anna alla luce di un interesse (del pittore) per la superstizione popolare» [19] ritenendolo un gesto apotropaico, collegato a costumi che si credeva possedessero un potere magico. In tal modo, «sotto il pretesto di rappresentare il pio gruppo della Sacra Famiglia, il pittore osa fare dell’incantesimo miracoloso pronunciato su un bambino l’oggetto della sua incisione»[20], salvandosi, dietro la coltre del soggetto religioso dell’ostentatio genitalium, da ogni possibile accusa di stregoneria o eresia.
Steinberg osserva anche che «Philippe Ariès cita l’incisione di Baldung per documentare quella che una volta era una ‘diffusa tradizione’ di giocare con le parti private del bambino» [21]. Secondo Ariès, infatti, la scelta del soggetto rifletteva il naturalismo rinascimentale attento a scene della vita quotidiana.

 
​
Immagine con didascalia in Montserrat Giovanni Francesco Caroto - Madonna con Gesù Bambino benedicente in trono e santi

Giovan Francesco Caroto, Madonna con Bambino, 1540, Francesco Caroto, Public domain,Wikimedia Commons


Un’altra prova che ci proviene dalla storia dell’arte sull’esistenza della pratica di “omaggio al pene” del bambino anche in Europa è il genere pittorico e scultoreo che potremmo definire, sulla falsariga di Steinberg, della ostentatio urinarum. Invero il genere è più tecnicamente definito come quello del puer minguens del bambino che urina. Si tratta della rappresentazione del bambino maschio mentre, in piedi, con la mano sul pene, effettua la minzione. La più celebre statua rappresentativa del genere è L’enfant qui pisse (1619) che è diventata il simbolo di Bruxelles. Diverse rappresentazioni di puer minguens sono presenti nella storia dell’arte europea.
Questa analisi storico-artistica fondata sugli studi di Ariès e Steinberg mostra che, lungi da appartenere a culture esotiche e lontane nel tempo e nello spazio, varie manifestazioni di “omaggio al pene” del bambino esistevano anche in Europa. E, a ben vedere, ancora esistono.
 
Di seguito si riportano alcuni quadri che mostrano come la pratica dell’omaggio al pene del bambino sia presente nella nostra cultura e passi del tutto inosservata, non essendo venuto mai in mente a nessuno di denunciare i direttori dei musei per esibizione di materiale pedo-pornografico:
Note
[1] J. Money, K.S. Prakasam, V.N. Joshi, Transcultural Development Sexology: Genital Greeting Versus Child Molestation in IPT (Institute for Psichological Therapies), vol. 3, 1991.
 

[2] J. Money, K.S. Prakasam, V.N. Joshi, Transcultural Development Sexology, cit., p. 3,1991, trad. mia.

[3] J. Money, K.S. Prakasam, V.N. Joshi, Transcultural Development Sexology, cit., p. 1,1991, trad. mia.

[4] Sono grata all’antropologa Harika Dauth per questo spunto e per avermi fornito la bibliografia sui popoli Rom.

[5] P. Gay-Y-Blasco, A ‘different’ body? Desire and virginity among Gitanos, in The Journal of the Royal Anthropological Institute , 3(3) 1997, pp. 517-35, p. 520.

[6] P. Gay-Y-Blasco, A ‘different’ body? Desire and virginity among Gitanos, 1997, cit., p. 521.

[7] P. Gay-Y-Blasco, A ‘different’ body? Desire and virginity among Gitanos, 1997, cit., p. 522.

[8] C. Tesãr, Becoming Rom (male), becoming Romni (female) among Romanian Cortorari Roma: On body and gender, in Romani Studies 5, Vol. 22, No. 2, 2012, pp. 113-140, p. 126.

[9] C. Tesãr, Becoming Rom (male), becoming Romni (female) among Romanian Cortorari Roma: On body and gender, cit. p. 126.

[10] R. Elsie, A dictionary of Albanian religion, mythology, and folk culture, New York: New York University Press, 2001, p. VII.

[11] Intervista a Vladimir Kosturi sul caso di un cittadino albanese residente in Italia accusato di pedofilia e sulle manifestazioni in Italia e in Albania a suo favore

[12] Comunicazione personale, Dicembre 2018.

[13] P. Ariès, Centuries of Childhood. A social history of family life, New York: Alfred A. Knopf, trad. di R. Baldick di L’enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime, Libraire Plon, Paris 1960. In italiano Padri e figli nell’Europa medievale e moderna, Laterza, Bari 1994.

[14] P. Ariès, Centuries of Childhood, cit., p. 103, (trad. mia).

[15] P. Ariès, Centuries of Childhood, cit., p. 103, (trad. mia).

[16] Sono molto grata al professore Michele Graziadei dell’Università di Torino che mi ha suggerito di esplorare l’equivalente culturale europeo relativo ai quadri di Madonne con bambino.

[17] L. Steinberg, The sexuality of Christ in Renaissance Art and its modern oblivion, Chicago: University of Chicago Press 1983, ebook, trad. it. La sessualità di Cristo nell'arte rinascimentale e il suo oblio nell’età moderna, Milano: Il Saggiatore, 1986.

[18] L. Steinberg, The sexuality of Christ, cit. (trad. mia).

[19] L. Steinberg, The sexuality of Christ, cit. (trad. mia).

[20] L. Steinberg, The sexuality of Christ, cit. (trad. mia).

[21] L. Steinberg, The sexuality of Christ, cit. (trad. mia).

privacy policy - informativa privacy

As part of the Smart Justice research project:​ ​Tools and models to optimize the work of judges (Just-Smart)
Picture
Picture
Picture
Picture
Picture
Picture
Picture
  • Pagina principale
  • Test culturale
  • Vademecum
  • Chi siamo
  • Home
  • Cultural test
  • Guidebook
  • About