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Circoncisione maschile​
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Approfondimenti antropologici


[La lettura di questo approfondimento presuppone la conoscenza dei contenuti presentati nel test culturale relativo a questa pratica]​
Principali gruppi presso cui la pratica è diffusa

La circoncisione maschile, ovvero la parziale o totale rimozione del prepuzio del pene, è una delle procedure chirurgiche più antiche e più diffuse al mondo e viene praticata per molte ragioni: religiose, culturali, sociali e mediche.
Sebbene l'intervento sia talvolta indicato dal punto di vista medico (come nel caso della fimosi o del restringimento del prepuzio), solitamente la pratica viene eseguita per motivi non terapeutici, che includono ragioni culturali e religiose. Oltre a motivazioni religiose o su base etnica, tra le varie motivazioni si riscontra la percezione che la circoncisione migliori l'igiene e riduca i rischi di infezioni, l’adeguarsi all’immaginario comune, un presunto miglioramento delle prestazioni sessuali e preferenze estetiche (Coene, 2018).
Se tradizionalmente la circoncisione veniva intesa come segno di identità culturale o di importanza religiosa, con i progressi della chirurgia nel XIX secolo e l’aumento delle migrazioni nel XX secolo, la procedura è stata introdotta in alcune culture che in precedenza non praticavano la circoncisione per motivi sia sanitari che sociali (come, ad esempio, gli Stati Uniti).

Circumcision central Asia2
Library of Congress, Public domain"Illus. in: Turkestanskīi al'bom, chast' ėtnograficheskaia..., 1871-1872, part 2, vol. 1, pl. 71."  Via Wikimedia Commons

religione ebraica


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​La motivazione alla base della circoncisione prescritta dalla religione ebraica si trova nel libro sacro ebraico, la Torah, in cui è riportata la stipula di un'alleanza tra Abramo e Dio, il cui segno esteriore è la circoncisione per tutti i maschi ebrei: " Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro prepuzio e ciò sarà il segno dell'alleanza tra me e voi" (Genesi 17:10).
La circoncisione maschile continua tutt’oggi a essere praticata quasi universalmente tra gli ebrei, in quanto segno fisico dell’appartenenza al popolo eletto ebraico. Risultano infatti circoncisi la quasi totalità dei neonati maschi ebrei in Israele, circa il 99% degli ebrei in Gran Bretagna e il 98% degli uomini ebrei negli Stati Uniti d'America (WHO, 2007).
Tradizionalmente, i bambini ebrei vengono circoncisi da un Mohel, ovvero un circoncisore tradizionale, appositamente formato, durante una cerimonia chiamata Bris Milah. La formazione chirurgica di un Mohel può comprendere l'anatomia, la tecnica chirurgica, la riduzione al minimo delle complicazioni e tutto ciò che riguarda l’assistenza pre e post-operatoria (WHO, 2007).

Religione musulmana
I musulmani sono il più grande gruppo religioso che pratica la circoncisione maschile. Come parte della loro fede, i musulmani praticano la circoncisione (khitan) come conferma della loro relazione con Dio; la pratica è nota anche come tahera, che significa "purificazione".
Con la diffusione globale dell'Islam a partire dal VII secolo d.C., la circoncisione maschile è stata ampiamente adottata dai i popoli che precedentemente non prevedevano la circoncisione. In alcune zone la circoncisione maschile era già una tradizione culturale prima dell'arrivo dell'Islam (ad esempio alcune aree dell’Africa occidentale e del Sud-Est asiatico). In altre regioni, invece, l'Islam è diventato un fattore determinante per la circoncisione.
A differenza delle tradizioni ebraiche, per cui la circoncisione è chiaramente consigliata l’ottavo giorno dopo la nascita, le tradizioni islamiche non forniscono raccomandazioni specifiche sui tempi del rituale; di conseguenza, l'età della circoncisione tra i musulmani varia notevolmente. Ciò può dipendere dalle tradizioni della famiglia, dalla regione, o dal paese di provenienza.
Nella religione musulmana, i metodi utilizzati per la circoncisione rituale variano molto e possiamo trovare la pratica eseguita in età neonatale, così come in età più avanzata, con conseguenti rischi maggiori.
In Pakistan, ad esempio, generalmente si fanno circoncidere i bambini in ospedale pochi giorni prima della dimissione dopo il parto, mentre quelli nati fuori dall'ospedale vengono circoncisi tra i 3 e i 7 anni. Analogamente, in Turchia i ragazzi musulmani vengono circoncisi tra l'ottavo giorno dalla nascita e la pubertà, mentre in Indonesia, in genere tra i 5 e i 18 anni (WHO, 2007).

Mappe Geografiche
Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia
Alcuni paesi anglofoni – Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Australia – introdussero la circoncisione infantile nel diciannovesimo secolo, spesso raccomandata per prevenire o compensare "comportamenti immorali", come la masturbazione, l'incontinenza notturna e le malattie veneree, in particolare la sifilide (Carpenter, 2010; Darby, 2003; Friedman, 2001). Se nel Regno Unito, Canada e Australia l’incidenza è calata intorno al ventesimo secolo, la diffusione della circoncisione è rimasta incredibilmente alta negli Stati Uniti, dove ancora oggi circa l’80% degli uomini e ragazzi sono circoncisi (Morris et al., 2016), per ragioni di profilassi medica e per desiderabilità sociale, per adeguarsi quindi alla maggioranza.
Filippine
Sebbene non sia chiaro come si sia evoluta in un'usanza generalizzata, la circoncisione è tutt’oggi parte integrante dell'infanzia degli uomini filippini, tanto che oltre il 90% degli uomini risulta circonciso. Rispetto alle generazioni precedenti, per cui la circoncisione si limitava alla procedura tradizionale, la generazione attuale viene circoncisa di routine con mezzi tradizionali o medici e l’età del bambino/ragazzo può variare tra l’infanzia e l’adolescenza. Nel caso di circoncisione effettuata tradizionalmente, spesso viene eseguita senza anestesia da laici, utilizzando strumenti comuni come un coltello o un rasoio domestico. La procedura medica viene invece eseguita da professionisti del settore all’interno di strutture mediche specializzate e cliniche, con attrezzature e anestesia, nei cortili delle case, oppure in locali come sale comunali e municipi. Non si sa quanti maschi filippini siano stati circoncisi tradizionalmente o medicalmente; in ogni caso, la circoncisione nel Paese è essenzialmente intesa come rituale, simboleggiando un rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta, legato ad un immaginario di mascolinità (Lee, 2006).​
corea
La Corea del Sud ha un tasso di circoncisione alto, con circa il 60% degli uomini circonciso. È tuttavia interessante notare che la pratica della circoncisione è stata introdotta piuttosto recentemente, a partire dal 1945, nonostante la circoncisione sia direttamente contraria alla lunga e forte tradizione coreana di preservare il corpo così come è stato donato dai genitori. La maggior parte delle circoncisioni viene eseguita in cliniche locali da medici praticanti, generalmente su ragazzi dell’età di 12 anni (comunque in un’età compresa tra i 9 e i 14 anni), sulla base di presunte motivazioni igieniche e di prevenzione alla trasmissione di malattie (Pang, Kim, 2008).
 

Critiche alla pratica 

​Nonostante vi sia una tolleranza giuridica diffusa in merito alla circoncisione maschile religiosa/culturale, è vero tuttavia che negli ultimi decenni la pratica è stata in parte contestata, all’interno di più gruppi e discipline, per motivi etici, medici o personali, soprattutto nei paesi occidentali.
Gli argomenti usati per sostenere una posizione contraria alla circoncisione dei ragazzi sono molto simili a quelli usati per decenni per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla circoncisione delle ragazze nelle campagne anti-MGF: l'attenzione ai danni, ai rischi medici e alle conseguenze mediche a lungo termine, e l'affermazione che la circoncisione viola i diritti dei minori.
Al giorno d’oggi troviamo uno dei più forti movimenti che si oppone alla circoncisione dei ragazzi e dei bambini negli Stati Uniti, paese in cui circa l’80% degli uomini è circonciso. Dalle prime voci ancora isolate negli anni ’70, che si opponevano alla circoncisione dei bambini negli ospedali, ad un movimento più radicato che si è formato e consolidato tra gli anni ’80 e ’90. Mentre alcuni gruppi hanno chiesto di vietare la pratica, altri hanno messo in discussione la sua applicazione di routine, lasciando spazio per continuare a eseguirla per motivi religiosi e culturali (Johnsdotter, 2018). Vi sono inoltre alcune tensioni tra il contesto europeo, dove l’incidenza della circoncisione maschile rimane piuttosto bassa, e quella degli Stati Uniti. L’American Academy of Pediatrics - la più grande associazione professionale di pediatri negli USA – ha rilasciato disposizioni a favore della circoncisione maschile, nel 2012, affermando che i benefici per la salute (come la prevenzione delle infezioni del tratto urinario, della contrazione dell'HIV, della trasmissione di alcune malattie sessualmente trasmissibili e del cancro al pene) superano i possibili rischi dell'intervento. In risposta, 38 medici provenienti da 16 paesi europei hanno scritto un articolo intitolato “Cultural bias in the AAP’s 2012 Technical Report and Policy Statement on male circumcision”, pubblicato sulla rivista Pediatrics, dell’APA (Academic Pediatric Association), evidenziando il bias (pregiudizio) culturale alla base della giustificazione e normalizzazione della circoncisione non terapeutica negli Stati Uniti (Johnsdotter, 2018). Viene sostenuta infatti la presenza di un chiaro pregiudizio culturale nella valutazione delle prove disponibili sui possibili benefici e danni (Coene, 2018). Anche se si concordasse sul fatto che i benefici per la salute superano i possibili rischi in questo caso, questi benefici si verificherebbero solo in una fase successiva della vita dell’individuo e quindi non legittimando il fatto che la pratica venga eseguita su bambini non consenzienti. Inoltre, si sostiene che molti dei benefici per la salute possono essere ottenuti anche con altri mezzi meno invasivi, come una migliore igiene e l'uso del preservativo (Bronselaer et al., 2013). Con la crescente contestazione dei benefici della circoncisione per fini non medici sui neonati, perlomeno nel contesto occidentale, emerge quindi come principale risorsa ideologica impiegata il discorso dei diritti umani, in particolare la prospettiva dei diritti dei bambini.
 
"C'è un crescente consenso tra i medici, compresi quelli degli Stati Uniti, sul fatto che i medici dovrebbero scoraggiare i genitori dal circoncidere i loro bambini sani, perché la circoncisione non terapeutica dei bambini minorenni nelle società occidentali non ha alcun beneficio per la salute, provoca dolore post-operatorio, può avere gravi conseguenze a lungo termine, costituisce una violazione della Dichiarazione dei diritti del bambino delle Nazioni Unite ed è in conflitto con il giuramento di Ippocrate: primum non nocere: Primo, non nuocere" (Frisch et al., 2013, p. 799).
 
Si tratta infatti di una procedura che altera intenzionalmente l’organo genitale maschile di bambini che non esprimono il proprio consenso, senza una specifica indicazione medica. La rimozione di tessuti da un organo in salute di neonati o bambini solleva quindi importanti questioni etiche riguardanti il consenso, l’autonomia e l’integrità corporea, così come avviene per quanto riguarda la circoncisione femminile.
In diversi paesi occidentali, anche europei (Svezia, Olanda, Danimarca, etc.), il discorso pubblico è infatti sempre più caratterizzato da una giustapposizione concettuale tra circoncisione maschile e femminile. Se un tempo entrambe le pratiche non erano considerate problematiche, con un successivo sviluppo di correnti fortemente critiche nei confronti della circoncisione femminile, oggi troviamo molti attori che sostengono che entrambe le pratiche siano fortemente questionabili e dovrebbero essere abolite, sulla base di motivazioni etiche simili (Johnsdotter, 2018).
Circoncisione maschile e femminile: due approcci differenti
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È stato suggerito che in molte società la circoncisione femminile sia stata introdotta come imitazione del rituale di circoncisione maschile (Cohen, 1997), assumendo lo stesso carattere simbolico, ovvero preparare il bambino alla vita religiosa della propria comunità, accentuare differenze di genere, o perfezionare corpi genderizzati. In alcuni casi, anche la terminologia utilizzata è la stessa. In Egitto, ad esempio, la parola araba khitan viene usata sia per la circoncisione maschile che per quella femminile, e lo stesso vale per la parola Swahili kutairi, in Kenya (Johnsdotter, 2018).
Sebbene ci siano delle ragioni valide per differenziare i discorsi (in primo luogo per la grande varietà di procedure in ambito femminile, dalle meno alle più invasive, in contrapposizione alla pratica della circoncisione maschile, identificabile in un unico tipo di procedura), esiste tuttavia un fattore comune da prendere in considerazione: sia la circoncisione maschile che quella femminile sono procedure che intenzionalmente alterano gli organi genitali, per ragioni non mediche, di bambini/e che non esprimono il proprio consenso. In entrambi i casi, infatti, vengono rimossi tessuti (nel caso femminile sono compresi anche altri tipi di modificazioni) dalla vulva o dal pene in salute e, quando vengono eseguiti su neonati o bambini, sollevano sfide etiche riguardanti il consenso, l'autonomia e le nozioni di integrità corporea.
Per organizzazioni sanitarie mondiali come l'OMS, la circoncisione maschile è sostanzialmente diversa dalle pratiche genitali femminili e posizioni simili sull'incomparabilità delle due pratiche sono state espresse in passato da attiviste femministe e per i diritti delle donne. In questi discorsi, le pratiche genitali femminili sono state inquadrate prevalentemente come pratiche culturali dannose che hanno un impatto negativo sulla salute delle donne e delle ragazze e sostengono la disuguaglianza di genere, la discriminazione e la violenza contro le donne nella società. Al contrario, le pratiche genitali maschili sono state interpretate come benefiche per la salute e non dannose in alcun altro modo.
Fino a poco tempo fa, infatti, la ricerca sulla circoncisione maschile presupponeva e si concentrava principalmente sui benefici per la salute della circoncisione (Bell, 2015), in netto contrasto con le MGF/C, per cui invece gli studi si sono concentrati esclusivamente sui possibili danni e rischi.
Risulta evidente però, che se le modificazioni genitali femminili sono diventate oggetto di un vastissimo dibattito pubblico e politico che ha portato alla loro criminalizzazione, non è avvenuto lo stesso per quanto riguarda la circoncisione maschile che è oggi accettata negli ordinamenti giuridici occidentali.
 

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